
Abbiamo una storia comune da scrivere insieme. Siamo ancora una volta in cammino perché aspiriamo a rendere il nostro futuro diverso e migliore per tutti. Per questo abbiamo deciso di riprendere in mano i destini delle nostre esistenze. Noi siamo la generazione delle bandiere arcobaleno, della marcia per la pace, dell’impegno nel volontariato e delle manifestazioni studentesche.
Nel mondo in cui viviamo ci sono popoli diversi per cultura, religione, storia, con cui dialogare e con cui costruire una nuova speranza di un futuro senza guerre preventive e terrorismi, senza fondamentalismo e schiavitù. Viviamo la globalizzazione come una realtà ormai ineliminabile delle nostre esistenze. La nostra generazione non vuole più essere esclusa dai luoghi in cui si decide e rifiuta ogni tipo di delega in bianco, sia essa globale o locale, sul suo futuro e sulle sua esistenza. Sentiamo ogni ingiustizia commessa contro ogni uomo che vive sulla terra come un’ingiustizia che ci riguarda e ci colpisce direttamente.
Siamo la generazione che si ribella allo strapotere del mercato e dei singoli “padroni”, che non capisce perché un uomo malato debba morire in onore ai diritti di qualche multinazionale che impone un prezzo esorbitante a dei medicinali necessari per la vita.
Non accettiamo che miliardi di persone debbano pagare un debito che non hanno mai contratto, vivendo nei Paesi più poveri della terra, senza cibo, acqua potabile, lavoro, scuole e ospedali, mentre una piccola minoranza degli abitanti del pianeta può permettersi un tenore di vita e una ricchezza enormemente più grandi di quello che gli sarebbe necessario. Non accettiamo neppure che miliardi di persone vivano senza libertà, diritti sociali e civili, democrazia. Le possibilità di sviluppo restano ancora ineguali in molte parti del mondo e nelle stesse nostre solide democrazie aumenta la povertà e l’insicurezza. La nostra nuova vita si chiama Europa, lo spazio e la dimensione in cui costruire il nostro futuro insieme alle ragazze e ai ragazzi di 24 altri paesi che oggi non conosciamo ancora abbastanza, ma che in un giorno non troppo lontano vivranno con noi quella nuova cittadinanza europea che rappresenta la speranza di un mondo più libero e più giusto. Viviamo antiche disuguaglianze che si sommano a nuove esclusioni da contrastare.
Ai diritti storici da difendere si affiancano nuovi diritti da conquistare e nuove tutele da inventare. Nuove forme di precarietà, così drammatiche e generalizzate da far divenire tutta la nostra vita difficile e rischiosa. La dignità di ogni singola donna, di ogni singolo uomo ci interessano perché essa è la base per costruire un paese più libero e più giusto: per questo condanniamo e denunciamo il lavoro minorile, il lavoro nero, le numerose e invisibili morti nei cantieri, i vecchi e i nuovi clientelismi. E continuiamo nel nostro impegno nella lotta contro l’illegalità e la mafia.
Nel nostro Paese, ancora oggi, la famiglia e il luogo da cui provieni sono troppo determinanti nella costruzione del proprio percorso di vita e nella realizzazione dei propri progetti, rispetto all’impegno e al merito del proprio lavoro.
Le nuove generazioni rappresentano la vera forza per cambiare questo nostro straordinario paese, da nord a sud, dalle grandi metropoli con periferie troppo spesso dimenticate, ai piccoli borghi con le loro tradizioni. Ragazze e ragazzi che vogliono essere autonomi, per essere maggiormente responsabili di se stessi e del destino del proprio Paese, che vogliono costruire nuove famiglie, di qualsiasi tipo esse siano, nella piena libertà dei loro diritti individuali.
La nostra generazione vive il diritto alla casa come una nuova frontiera del diritto alla piena libertà di scelta sul proprio futuro: una casa oggi costa troppo, gli affitti sono esorbitanti, gli stipendi troppo bassi. Non vogliamo rinunciare ad avere dei figli e a far loro vivere una vita serena e felice. Una generazione che ha a cuore l’ambiente in cui vivrà e che pensa che lo sviluppo abbia un senso solo se sostenibile. Noi crediamo nelle energie rinnovabili, perché per trovare un’alternativa al petrolio non vogliamo aspettare l’ennesima guerra per l’ultimo barile o che la temperatura del pianeta si alzi fino a causare danni irreparabili.
Alle nuove generazioni che si affacciano alla vita sentiamo il bisogno di dire che la libertà e la democrazia, che i nostri padri conquistarono con il sacrificio della Resistenza e della lotta di liberazione nazionale, sono dei valori che vanno difesi e coltivati ogni giorno. Per noi la giustizia sociale, le pari opportunità e la solidarietà, hanno un significato ancora più importante che nel passato, perché assumono un senso e un valore nuovo nella vita di ognuno di noi e delle nostre comunità.
Noi sappiamo cosa sono la solitudine e il dolore di chi è inadatto al nostro tempo e vive ai margini, senza opportunità, senza diritti, senza futuro.
Abbiamo bisogno di un programma, ma soprattutto vogliamo definire un pensiero comune che ci parli di democrazie dove esista la partecipazione individuale e collettiva, che ci parli di un’economia che sia al servizio dell’uomo e della donna, al servizio dei suoi bisogni e della sua felicità.
Noi non riteniamo accettabile che alle regole dell’economia e del mercato si sacrifichi il senso stesso delle nostre vite. Noi sappiamo che il sapere per tutti è la chiave per la piena cittadinanza.
Noi chiediamo che ci sia un alto e qualificato livello di istruzione per tutti e tutte: il diritto alla studio è un dovere che la Repubblica deve assicurare ad ogni cittadino.
Il nostro lavoro non può ridursi a schiavitù ed i lavoratori non possono essere considerati delle merci, dei semplici oggetti da utilizzare e gettare via non appena le loro conoscenze siano superate dallo sviluppo delle tecnologie o le loro aziende trovino in qualche angolo del mondo dei disperati con meno diritti e minori salari da sfruttare.
Noi vogliamo un’Italia in cui si cresce in base alle proprie competenze, al proprio lavoro, al proprio impegno, alla propria passione: nessuna rendita, nessuna strozzatura corporativa, nessuna casta inamovibile.
Il nostro pensiero più breve e più chiaro è: liberi tutti, vogliamo le riforme, la libertà di scelta, l’innovazione. L’emancipazione e il progresso per ogni ragazzo ed ogni ragazza, indipendentemente dalla propria famiglia, dalla propria regione, dalla propria condizione sociale.
Un programma, un pensiero che vogliamo costruire con una generazione nuova che nei partiti, nelle associazioni, nei sindacati, nelle imprese, nelle scuole e nell’Università, nei centri di ricerca e nelle professioni, nel mondo del lavoro e nei mille territori del nostro Paese voglia finalmente essere protagonista della conquista del proprio futuro, del cambiamento del nostro Paese, di una nuova stagione della passione politica.
Ci hanno descritto come indifferenti, egoisti, individualisti, invisibili.
Noi non lo siamo.
Hanno definito la nostra generazione come un’incognita, senza un suo senso.
Noi non lo siamo.
Noi siamo i costruttori di pace nel tempo della guerra globale, inventori di sogni nella società degli individui lasciati soli e precari. Noi siamo la generazione che è tornata a misurarsi con l’impegno e la pratica della non violenza. Noi siamo la generazione che ha riscoperto la partecipazione, dopo anni di disimpegno. Siamo la generazione che ha riscoperto il pensiero critico verso il mondo che ci circonda, perché sentiamo il bisogno di costruirne uno diverso e migliore.
Noi siamo la generazione che ha riscoperto la parola, la discussione democratica come modo per rimettere in relazione individui che troppo spesso venivano lasciati soli, privi di ogni capacità di determinare il loro futuro.
Sentivamo crescere l’insofferenza e per uscirne abbiamo deciso di dare un senso alle nostre vite attraverso la passione, l’impegno, la partecipazione.
Noi siamo la generazione che ha riscoperto l’azione, come gli ultimi anni ci hanno dimostrato. Alcuni anni fa decidemmo che avremmo ricostruito un modo di fare politica che fosse nostro.
Si parlava di una politica tecnica, senza partiti, modellata da grandi gruppi di potere senza che ci fosse più bisogno dei grandi partiti di massa, che nella storia del nostro paese hanno rappresentato i veri strumenti di inclusione degli italiani alla politica, la sostanza delle Istituzioni democratiche, della Repubblica. Non era facile decidere di aderire ad un partito. Ti sentivi addosso tutto il peso del fallimento di una storia che non era nostra. Sapevamo che si stava aprendo un nuovo capitolo della storia, una nuova stagione diversa e più ricca.
Ci parlavano di fine della storia, della fine dell’esperienza politica intesa come partecipazione democratica alle scelte del futuro del nostro paese. Abbiamo capito che se muore un’esperienza non finisce la storia: muore qualcosa, ma nasce qualcos’altro. Quel qualcos’altro siamo noi, è la nostra generazione. La politica è pensiero, la politica è parola, la politica è progetto, la politica è azione. Questo siamo noi oggi.
Abbiamo la volontà e la forza per creare una politica diversa. Questo è il nostro momento e non abbiamo nessuna intenzione di mancare all’appuntamento con la nostra storia. Abbiamo visto ragazze e ragazzi giovanissimi in Medio Oriente, in Africa, nelle tante aree oppresse del mondo rinunciare alla propria vita per farsi strumento del terrore e della morte. Per questi nostri coetanei la parola futuro non ha alcun significato, questo pezzo della nostra generazione ha dovuto confrontarsi fin dalla nascita con la povertà, l'oppressione, l'ineguaglianza, la disperazione e spesso - troppo spesso - con la guerra. Le nuove sfide globali - diritti, giustizia sociale, uguaglianza, sviluppo equilibrato e sostenibile - necessitano che la politica torni ad avere il ruolo e la funzione di regolatrice delle relazioni internazionali, di strumento del dialogo tra i popoli, di mezzo attraverso il quale dotarsi di obiettivi comuni e attraverso cui condividere le responsabilità della costruzione di un mondo migliore e più equilibrato. L'Unione Europea è una grande speranza in questo senso, è il primo caso nella storia dell'uomo nel quale per scelta consapevole di governi e cittadini, popoli che per secoli sono stati divisi da guerre e confini hanno deciso di costruire un comune futuro di collaborazione. La guerra in Iraq, il conflitto in Medio Oriente tra Israeliani e Palestinesi dimostrano come la risposta della violenza contro altra violenza generi un meccanismo che porta il mondo ad essere ancora più instabile, più insicuro, meno libero. La guerra non è la risposta al disordine ed al caos che viviamo, anzi è la benzina per creare conflitti sempre maggiori e più pericolosi.
La speranza è nel dialogo, nella politica, nell'integrazione fra i popoli, fra le culture, fra le religioni. Noi siamo i primi cittadini europei
La nostra è già una generazione europea che vive il processo di integrazione nella sua quotidianità.
Ma l’Europa non è ancora lo spazio politico di riferimento della nostra generazione. Perché ciò avvenga, l’Europa deve divenire la frontiera delle nuove opportunità.
Uno spazio comune significa uno spazio senza muri né barriere in cui dipanare le proprie esistenze, esercitare i propri diritti; uno spazio comune in cui abitare, crescere e studiare. La mobilità dei giovani studenti e dei giovani lavoratori deve essere un’opportunità per apprendere le lingue, formarsi negli altri atenei, svolgere tirocini, stage e intraprendere percorsi professionali.
L’Europa deve diventare un avamposto di pace e tolleranza, un laboratorio di interazione tra culture diverse, che condividono, convivendo nel medesimo spazio, storie, passati e religioni diverse.
Un’Europa laica che sappia crescere delle diversità tra le donne e gli uomini, facendone risorse preziose per la crescita di ognuno e vogliamo che la Costituzione europea diventi il perno per un processo di integrazione ancora più stringente e capace di garantire libertà e diritti per tutti i popoli del continente.
Un’Europa che non sia una fortezza, bensì un esempio di democrazia. In questo senso, è necessario che l’allargamento progressivo si leghi al rispetto dei diritti, in particolare quelli delle donne, che ancora, ad esempio in Turchia, sono violati. Quello che noi vogliamo costruire è un nuovo spazio pubblico di diritti universali: un lavoro dignitoso, l’accesso al sapere per tutti, il diritto alla propria identità sessuale e di genere, il valore nazionale del percorso lavorativo di ognuno, il diritto alla libera scelta, il diritto dovere all’autonomia, il diritto alla rappresentanza, il diritto alla libera espressione culturale e creativa.
Noi sentiamo il bisogno di affermare una nuova sfera di beni fondamentali, pubblici e inalienabili: l’aria, l’acqua, il territorio, la libertà di informazione e di accesso alle nuove tecnologie, la sovranità alimentare, la trasparenza e la consapevolezza dei consumi. L’acrobata è la figura che meglio rappresenta la nostra condizione di vita. Soprattutto nel mondo dei lavori. Siamo sempre più una generazione con l’equilibrio instabile. Appesi a un filo. La Legge 30 del governo di destra ha generalizzato la precarietà. Per noi l’ha resa quotidiana. Anche nella vita. La precarizzazione di qualsiasi opportunità professionale rende impossibile contare su minime certezze per il futuro. Non è solo un problema di reddito. E’ soprattutto una questione di carattere sociale. Pensiamo ad una vera riforma degli ammortizzatori sociali in grado di tutelare e sostenere l’individuo anche quando non ha un lavoro stabile. Pensiamo ad un sistema di garanzie che parta dal reddito minimo d’inserimento per arrivare all’estensione della copertura per malattia e maternità anche per i nuovi lavori.
Pensiamo ad una vera riforma delle pensioni che non riduca il tema ad uno scontro tra generazioni ma - al contrario – che sia in grado di dare una prospettiva ai giovani lavoratori: con l’estensione del metodo contributivo pro-rata, con la copertura figurativa dei salti contributivi e con l’avvio di una seria politica di sviluppo della previdenza integrativa a partire dalle figure lavorative più deboli. Ma dall’altra parte, noi siamo anche la generazione delle nuove capacità. Siamo la generazione che quando ha potuto ha declinato in maniera straordinariamente originale nuovi lavori, grandi intuizioni imprenditoriali, grandi innovazioni nel modo di produrre e di lavorare. Concepiamo il lavoro non solo come una necessità ma anche come una grande opportunità per soddisfare noi stessi, i nostri interessi. Il sapere e la formazione sono - e dobbiamo fare in modo che lo diventino effettivamente e per tutti senza disparità dettata dalla provenienza sociale, economica e culturale – decisivi in questo mondo di rischi e di opportunità. La legge 53 della “deforma” della Moratti è un attacco alla scuola pubblica, alla sua laicità, alla sua autonomia come comunità educante che tiene insieme il sapere ed il territorio, il sapere ed il saper fare, il protagonismo studentesco e la partecipazione democratica delle rappresentanze studentesche. Per questo noi crediamo che in un paese che vive – a causa delle politiche della destra – una nuova e profonda cristallizzazione delle energie positive che salgono dalle giovani generazioni, Le politiche per la formazione devono essere il perno attraverso cui dare gli strumenti per ricostruire quelle identità personali e collettive che la modernità frammenta in maniera costante. Il sapere è l’opportunità per passare dalle vite possibili alla propria vita e di farlo in piena libertà e consapevolezza dei traguardi che si vogliono raggiungere.
Il progetto e la sfida per un’Italia diversa, più libera, più giusta, più aperta.
Noi crediamo sia necessario che la questione generazionale sia una questione generale, non la tutela di una specie protetta, ma il cuore di un ambizioso progetto fatto di riforme profonde e coraggiose della società italiana.
Noi crediamo che la questione generazionale rappresenti il vero snodo di svolta per il futuro del nostro paese, energie che oggi sono bloccate da una società statica, deterministica, ma che noi vogliamo far emergere e crescere.
Noi abbiamo una missione, parlare alle giovani generazioni, parlare al paese.
A noi interessa la vita delle giovani generazioni, i loro sogni, i loro progetti.
Un paese che investe sulle energie delle giovani generazioni è un paese che scommette sul suo futuro, sulla sua capacità di competere nello scenario internazionale, di fare innovazione e di promuovere intelligenze.
Noi crediamo di essere già oggi protagonisti, come avanguardia di massa, del progetto politico e delle forme organizzate che permetteranno a tutta la sinistra di presidiare e frequentare il futuro.
Per questo crediamo di poter essere una buona classe dirigente, aperta, plurale, radicata in ogni piega della società.
Alla luce di ciò, al nostro partito chiediamo non solo di essere messi alla prova, ma di veder in primo luogo riconosciuta la nostra funzione storica (Sinistra Giovanile) ma il nuovo soggetto, i Giovani Democratici aperti ed inclusivi, un vero cantiere politico, dove la nostra generazione possa esportare un contributo alla partecipazione politica che deve dare corpo alla sinistra riformista del futuro e ad un partito che sia reso fertile dalla nostra passione e radicalità, dalla nostra voglia di cambiare il mondo, il nostro paese, ma anche la politica. Il partito Democratico, è quella realtà politica futura ed auspicabile di rappresentare fino in fondo la questione generazionale, i bisogni, le speranze, i sogni, la nostra voglia di esserci.
Nella nostra esperienza il metodo e la forma di selezione delle classi dirigenti si apre ai movimenti e alle associazioni, alle esperienze e alle capacità dei singoli.
La nostra è una politica che si impegna a farsi società, mai chiusa, mai autoreferenziale, sempre in divenire, sempre attenta alle nuove sfide, ai nuovi bisogni, alle esigenze delle nuove generazioni.
Noi già oggi sentiamo di essere molto di più che una semplice giovanile di partito,
sentiamo di essere parte integrante del partito del futuro….del Partito Democratico.
Ciò che chiediamo è di portare il nostro originale e autonomo contributo alla sfida per la costruzione della sinistra di domani.
Quello che chiediamo è di poter esercitare fino in fondo e di vedere pienamente riconosciuta la nostra funzione di rappresentanza della questione generazionale, nelle piazze, nelle sezioni, in tutto il nostro partito, ma anche nelle istituzioni locali. La storia degli ultimi anni ci aveva consegnato l’immagine di organizzazioni giovanili di partito utili come megafono nella società, utili a spiegare la scelte del nostro Governo ai nostri coetanei, o a organizzare l’opposizione.
Noi oggi siamo molto di più: siamo la voce delle giovani generazioni nel nostro partito e nella politica.
Oggi quello che i giovani chiedono è che i loro diritti, le loro speranze, i loro sogni, vivano con pieno protagonismo nelle stanze della politica. Oggi la sfida di un’Italia diversa, più libera, più giusta, più aperta si vince così: dando voce alla nostra generazione, dando voce alla nostra voglia di futuro, dando voce alle nostre nuove parole, alla nostra nuova storia comune.
nella foto: Ciotti Alfedo, Pizzutelli Fabiola, Norighi Valeria, Ciarmatore Tommaso, Nardacci Onorato, Tolfa Ines, Cammarone Elidea, Ricci Valentina, Sante Nino Tullio.
Nel mondo in cui viviamo ci sono popoli diversi per cultura, religione, storia, con cui dialogare e con cui costruire una nuova speranza di un futuro senza guerre preventive e terrorismi, senza fondamentalismo e schiavitù. Viviamo la globalizzazione come una realtà ormai ineliminabile delle nostre esistenze. La nostra generazione non vuole più essere esclusa dai luoghi in cui si decide e rifiuta ogni tipo di delega in bianco, sia essa globale o locale, sul suo futuro e sulle sua esistenza. Sentiamo ogni ingiustizia commessa contro ogni uomo che vive sulla terra come un’ingiustizia che ci riguarda e ci colpisce direttamente.
Siamo la generazione che si ribella allo strapotere del mercato e dei singoli “padroni”, che non capisce perché un uomo malato debba morire in onore ai diritti di qualche multinazionale che impone un prezzo esorbitante a dei medicinali necessari per la vita.
Non accettiamo che miliardi di persone debbano pagare un debito che non hanno mai contratto, vivendo nei Paesi più poveri della terra, senza cibo, acqua potabile, lavoro, scuole e ospedali, mentre una piccola minoranza degli abitanti del pianeta può permettersi un tenore di vita e una ricchezza enormemente più grandi di quello che gli sarebbe necessario. Non accettiamo neppure che miliardi di persone vivano senza libertà, diritti sociali e civili, democrazia. Le possibilità di sviluppo restano ancora ineguali in molte parti del mondo e nelle stesse nostre solide democrazie aumenta la povertà e l’insicurezza. La nostra nuova vita si chiama Europa, lo spazio e la dimensione in cui costruire il nostro futuro insieme alle ragazze e ai ragazzi di 24 altri paesi che oggi non conosciamo ancora abbastanza, ma che in un giorno non troppo lontano vivranno con noi quella nuova cittadinanza europea che rappresenta la speranza di un mondo più libero e più giusto. Viviamo antiche disuguaglianze che si sommano a nuove esclusioni da contrastare.
Ai diritti storici da difendere si affiancano nuovi diritti da conquistare e nuove tutele da inventare. Nuove forme di precarietà, così drammatiche e generalizzate da far divenire tutta la nostra vita difficile e rischiosa. La dignità di ogni singola donna, di ogni singolo uomo ci interessano perché essa è la base per costruire un paese più libero e più giusto: per questo condanniamo e denunciamo il lavoro minorile, il lavoro nero, le numerose e invisibili morti nei cantieri, i vecchi e i nuovi clientelismi. E continuiamo nel nostro impegno nella lotta contro l’illegalità e la mafia.
Nel nostro Paese, ancora oggi, la famiglia e il luogo da cui provieni sono troppo determinanti nella costruzione del proprio percorso di vita e nella realizzazione dei propri progetti, rispetto all’impegno e al merito del proprio lavoro.
Le nuove generazioni rappresentano la vera forza per cambiare questo nostro straordinario paese, da nord a sud, dalle grandi metropoli con periferie troppo spesso dimenticate, ai piccoli borghi con le loro tradizioni. Ragazze e ragazzi che vogliono essere autonomi, per essere maggiormente responsabili di se stessi e del destino del proprio Paese, che vogliono costruire nuove famiglie, di qualsiasi tipo esse siano, nella piena libertà dei loro diritti individuali.
La nostra generazione vive il diritto alla casa come una nuova frontiera del diritto alla piena libertà di scelta sul proprio futuro: una casa oggi costa troppo, gli affitti sono esorbitanti, gli stipendi troppo bassi. Non vogliamo rinunciare ad avere dei figli e a far loro vivere una vita serena e felice. Una generazione che ha a cuore l’ambiente in cui vivrà e che pensa che lo sviluppo abbia un senso solo se sostenibile. Noi crediamo nelle energie rinnovabili, perché per trovare un’alternativa al petrolio non vogliamo aspettare l’ennesima guerra per l’ultimo barile o che la temperatura del pianeta si alzi fino a causare danni irreparabili.
Alle nuove generazioni che si affacciano alla vita sentiamo il bisogno di dire che la libertà e la democrazia, che i nostri padri conquistarono con il sacrificio della Resistenza e della lotta di liberazione nazionale, sono dei valori che vanno difesi e coltivati ogni giorno. Per noi la giustizia sociale, le pari opportunità e la solidarietà, hanno un significato ancora più importante che nel passato, perché assumono un senso e un valore nuovo nella vita di ognuno di noi e delle nostre comunità.
Noi sappiamo cosa sono la solitudine e il dolore di chi è inadatto al nostro tempo e vive ai margini, senza opportunità, senza diritti, senza futuro.
Abbiamo bisogno di un programma, ma soprattutto vogliamo definire un pensiero comune che ci parli di democrazie dove esista la partecipazione individuale e collettiva, che ci parli di un’economia che sia al servizio dell’uomo e della donna, al servizio dei suoi bisogni e della sua felicità.
Noi non riteniamo accettabile che alle regole dell’economia e del mercato si sacrifichi il senso stesso delle nostre vite. Noi sappiamo che il sapere per tutti è la chiave per la piena cittadinanza.
Noi chiediamo che ci sia un alto e qualificato livello di istruzione per tutti e tutte: il diritto alla studio è un dovere che la Repubblica deve assicurare ad ogni cittadino.
Il nostro lavoro non può ridursi a schiavitù ed i lavoratori non possono essere considerati delle merci, dei semplici oggetti da utilizzare e gettare via non appena le loro conoscenze siano superate dallo sviluppo delle tecnologie o le loro aziende trovino in qualche angolo del mondo dei disperati con meno diritti e minori salari da sfruttare.
Noi vogliamo un’Italia in cui si cresce in base alle proprie competenze, al proprio lavoro, al proprio impegno, alla propria passione: nessuna rendita, nessuna strozzatura corporativa, nessuna casta inamovibile.
Il nostro pensiero più breve e più chiaro è: liberi tutti, vogliamo le riforme, la libertà di scelta, l’innovazione. L’emancipazione e il progresso per ogni ragazzo ed ogni ragazza, indipendentemente dalla propria famiglia, dalla propria regione, dalla propria condizione sociale.
Un programma, un pensiero che vogliamo costruire con una generazione nuova che nei partiti, nelle associazioni, nei sindacati, nelle imprese, nelle scuole e nell’Università, nei centri di ricerca e nelle professioni, nel mondo del lavoro e nei mille territori del nostro Paese voglia finalmente essere protagonista della conquista del proprio futuro, del cambiamento del nostro Paese, di una nuova stagione della passione politica.
Ci hanno descritto come indifferenti, egoisti, individualisti, invisibili.
Noi non lo siamo.
Hanno definito la nostra generazione come un’incognita, senza un suo senso.
Noi non lo siamo.
Noi siamo i costruttori di pace nel tempo della guerra globale, inventori di sogni nella società degli individui lasciati soli e precari. Noi siamo la generazione che è tornata a misurarsi con l’impegno e la pratica della non violenza. Noi siamo la generazione che ha riscoperto la partecipazione, dopo anni di disimpegno. Siamo la generazione che ha riscoperto il pensiero critico verso il mondo che ci circonda, perché sentiamo il bisogno di costruirne uno diverso e migliore.
Noi siamo la generazione che ha riscoperto la parola, la discussione democratica come modo per rimettere in relazione individui che troppo spesso venivano lasciati soli, privi di ogni capacità di determinare il loro futuro.
Sentivamo crescere l’insofferenza e per uscirne abbiamo deciso di dare un senso alle nostre vite attraverso la passione, l’impegno, la partecipazione.
Noi siamo la generazione che ha riscoperto l’azione, come gli ultimi anni ci hanno dimostrato. Alcuni anni fa decidemmo che avremmo ricostruito un modo di fare politica che fosse nostro.
Si parlava di una politica tecnica, senza partiti, modellata da grandi gruppi di potere senza che ci fosse più bisogno dei grandi partiti di massa, che nella storia del nostro paese hanno rappresentato i veri strumenti di inclusione degli italiani alla politica, la sostanza delle Istituzioni democratiche, della Repubblica. Non era facile decidere di aderire ad un partito. Ti sentivi addosso tutto il peso del fallimento di una storia che non era nostra. Sapevamo che si stava aprendo un nuovo capitolo della storia, una nuova stagione diversa e più ricca.
Ci parlavano di fine della storia, della fine dell’esperienza politica intesa come partecipazione democratica alle scelte del futuro del nostro paese. Abbiamo capito che se muore un’esperienza non finisce la storia: muore qualcosa, ma nasce qualcos’altro. Quel qualcos’altro siamo noi, è la nostra generazione. La politica è pensiero, la politica è parola, la politica è progetto, la politica è azione. Questo siamo noi oggi.
Abbiamo la volontà e la forza per creare una politica diversa. Questo è il nostro momento e non abbiamo nessuna intenzione di mancare all’appuntamento con la nostra storia. Abbiamo visto ragazze e ragazzi giovanissimi in Medio Oriente, in Africa, nelle tante aree oppresse del mondo rinunciare alla propria vita per farsi strumento del terrore e della morte. Per questi nostri coetanei la parola futuro non ha alcun significato, questo pezzo della nostra generazione ha dovuto confrontarsi fin dalla nascita con la povertà, l'oppressione, l'ineguaglianza, la disperazione e spesso - troppo spesso - con la guerra. Le nuove sfide globali - diritti, giustizia sociale, uguaglianza, sviluppo equilibrato e sostenibile - necessitano che la politica torni ad avere il ruolo e la funzione di regolatrice delle relazioni internazionali, di strumento del dialogo tra i popoli, di mezzo attraverso il quale dotarsi di obiettivi comuni e attraverso cui condividere le responsabilità della costruzione di un mondo migliore e più equilibrato. L'Unione Europea è una grande speranza in questo senso, è il primo caso nella storia dell'uomo nel quale per scelta consapevole di governi e cittadini, popoli che per secoli sono stati divisi da guerre e confini hanno deciso di costruire un comune futuro di collaborazione. La guerra in Iraq, il conflitto in Medio Oriente tra Israeliani e Palestinesi dimostrano come la risposta della violenza contro altra violenza generi un meccanismo che porta il mondo ad essere ancora più instabile, più insicuro, meno libero. La guerra non è la risposta al disordine ed al caos che viviamo, anzi è la benzina per creare conflitti sempre maggiori e più pericolosi.
La speranza è nel dialogo, nella politica, nell'integrazione fra i popoli, fra le culture, fra le religioni. Noi siamo i primi cittadini europei
La nostra è già una generazione europea che vive il processo di integrazione nella sua quotidianità.
Ma l’Europa non è ancora lo spazio politico di riferimento della nostra generazione. Perché ciò avvenga, l’Europa deve divenire la frontiera delle nuove opportunità.
Uno spazio comune significa uno spazio senza muri né barriere in cui dipanare le proprie esistenze, esercitare i propri diritti; uno spazio comune in cui abitare, crescere e studiare. La mobilità dei giovani studenti e dei giovani lavoratori deve essere un’opportunità per apprendere le lingue, formarsi negli altri atenei, svolgere tirocini, stage e intraprendere percorsi professionali.
L’Europa deve diventare un avamposto di pace e tolleranza, un laboratorio di interazione tra culture diverse, che condividono, convivendo nel medesimo spazio, storie, passati e religioni diverse.
Un’Europa laica che sappia crescere delle diversità tra le donne e gli uomini, facendone risorse preziose per la crescita di ognuno e vogliamo che la Costituzione europea diventi il perno per un processo di integrazione ancora più stringente e capace di garantire libertà e diritti per tutti i popoli del continente.
Un’Europa che non sia una fortezza, bensì un esempio di democrazia. In questo senso, è necessario che l’allargamento progressivo si leghi al rispetto dei diritti, in particolare quelli delle donne, che ancora, ad esempio in Turchia, sono violati. Quello che noi vogliamo costruire è un nuovo spazio pubblico di diritti universali: un lavoro dignitoso, l’accesso al sapere per tutti, il diritto alla propria identità sessuale e di genere, il valore nazionale del percorso lavorativo di ognuno, il diritto alla libera scelta, il diritto dovere all’autonomia, il diritto alla rappresentanza, il diritto alla libera espressione culturale e creativa.
Noi sentiamo il bisogno di affermare una nuova sfera di beni fondamentali, pubblici e inalienabili: l’aria, l’acqua, il territorio, la libertà di informazione e di accesso alle nuove tecnologie, la sovranità alimentare, la trasparenza e la consapevolezza dei consumi. L’acrobata è la figura che meglio rappresenta la nostra condizione di vita. Soprattutto nel mondo dei lavori. Siamo sempre più una generazione con l’equilibrio instabile. Appesi a un filo. La Legge 30 del governo di destra ha generalizzato la precarietà. Per noi l’ha resa quotidiana. Anche nella vita. La precarizzazione di qualsiasi opportunità professionale rende impossibile contare su minime certezze per il futuro. Non è solo un problema di reddito. E’ soprattutto una questione di carattere sociale. Pensiamo ad una vera riforma degli ammortizzatori sociali in grado di tutelare e sostenere l’individuo anche quando non ha un lavoro stabile. Pensiamo ad un sistema di garanzie che parta dal reddito minimo d’inserimento per arrivare all’estensione della copertura per malattia e maternità anche per i nuovi lavori.
Pensiamo ad una vera riforma delle pensioni che non riduca il tema ad uno scontro tra generazioni ma - al contrario – che sia in grado di dare una prospettiva ai giovani lavoratori: con l’estensione del metodo contributivo pro-rata, con la copertura figurativa dei salti contributivi e con l’avvio di una seria politica di sviluppo della previdenza integrativa a partire dalle figure lavorative più deboli. Ma dall’altra parte, noi siamo anche la generazione delle nuove capacità. Siamo la generazione che quando ha potuto ha declinato in maniera straordinariamente originale nuovi lavori, grandi intuizioni imprenditoriali, grandi innovazioni nel modo di produrre e di lavorare. Concepiamo il lavoro non solo come una necessità ma anche come una grande opportunità per soddisfare noi stessi, i nostri interessi. Il sapere e la formazione sono - e dobbiamo fare in modo che lo diventino effettivamente e per tutti senza disparità dettata dalla provenienza sociale, economica e culturale – decisivi in questo mondo di rischi e di opportunità. La legge 53 della “deforma” della Moratti è un attacco alla scuola pubblica, alla sua laicità, alla sua autonomia come comunità educante che tiene insieme il sapere ed il territorio, il sapere ed il saper fare, il protagonismo studentesco e la partecipazione democratica delle rappresentanze studentesche. Per questo noi crediamo che in un paese che vive – a causa delle politiche della destra – una nuova e profonda cristallizzazione delle energie positive che salgono dalle giovani generazioni, Le politiche per la formazione devono essere il perno attraverso cui dare gli strumenti per ricostruire quelle identità personali e collettive che la modernità frammenta in maniera costante. Il sapere è l’opportunità per passare dalle vite possibili alla propria vita e di farlo in piena libertà e consapevolezza dei traguardi che si vogliono raggiungere.
Il progetto e la sfida per un’Italia diversa, più libera, più giusta, più aperta.
Noi crediamo sia necessario che la questione generazionale sia una questione generale, non la tutela di una specie protetta, ma il cuore di un ambizioso progetto fatto di riforme profonde e coraggiose della società italiana.
Noi crediamo che la questione generazionale rappresenti il vero snodo di svolta per il futuro del nostro paese, energie che oggi sono bloccate da una società statica, deterministica, ma che noi vogliamo far emergere e crescere.
Noi abbiamo una missione, parlare alle giovani generazioni, parlare al paese.
A noi interessa la vita delle giovani generazioni, i loro sogni, i loro progetti.
Un paese che investe sulle energie delle giovani generazioni è un paese che scommette sul suo futuro, sulla sua capacità di competere nello scenario internazionale, di fare innovazione e di promuovere intelligenze.
Noi crediamo di essere già oggi protagonisti, come avanguardia di massa, del progetto politico e delle forme organizzate che permetteranno a tutta la sinistra di presidiare e frequentare il futuro.
Per questo crediamo di poter essere una buona classe dirigente, aperta, plurale, radicata in ogni piega della società.
Alla luce di ciò, al nostro partito chiediamo non solo di essere messi alla prova, ma di veder in primo luogo riconosciuta la nostra funzione storica (Sinistra Giovanile) ma il nuovo soggetto, i Giovani Democratici aperti ed inclusivi, un vero cantiere politico, dove la nostra generazione possa esportare un contributo alla partecipazione politica che deve dare corpo alla sinistra riformista del futuro e ad un partito che sia reso fertile dalla nostra passione e radicalità, dalla nostra voglia di cambiare il mondo, il nostro paese, ma anche la politica. Il partito Democratico, è quella realtà politica futura ed auspicabile di rappresentare fino in fondo la questione generazionale, i bisogni, le speranze, i sogni, la nostra voglia di esserci.
Nella nostra esperienza il metodo e la forma di selezione delle classi dirigenti si apre ai movimenti e alle associazioni, alle esperienze e alle capacità dei singoli.
La nostra è una politica che si impegna a farsi società, mai chiusa, mai autoreferenziale, sempre in divenire, sempre attenta alle nuove sfide, ai nuovi bisogni, alle esigenze delle nuove generazioni.
Noi già oggi sentiamo di essere molto di più che una semplice giovanile di partito,
sentiamo di essere parte integrante del partito del futuro….del Partito Democratico.
Ciò che chiediamo è di portare il nostro originale e autonomo contributo alla sfida per la costruzione della sinistra di domani.
Quello che chiediamo è di poter esercitare fino in fondo e di vedere pienamente riconosciuta la nostra funzione di rappresentanza della questione generazionale, nelle piazze, nelle sezioni, in tutto il nostro partito, ma anche nelle istituzioni locali. La storia degli ultimi anni ci aveva consegnato l’immagine di organizzazioni giovanili di partito utili come megafono nella società, utili a spiegare la scelte del nostro Governo ai nostri coetanei, o a organizzare l’opposizione.
Noi oggi siamo molto di più: siamo la voce delle giovani generazioni nel nostro partito e nella politica.
Oggi quello che i giovani chiedono è che i loro diritti, le loro speranze, i loro sogni, vivano con pieno protagonismo nelle stanze della politica. Oggi la sfida di un’Italia diversa, più libera, più giusta, più aperta si vince così: dando voce alla nostra generazione, dando voce alla nostra voglia di futuro, dando voce alle nostre nuove parole, alla nostra nuova storia comune.
nella foto: Ciotti Alfedo, Pizzutelli Fabiola, Norighi Valeria, Ciarmatore Tommaso, Nardacci Onorato, Tolfa Ines, Cammarone Elidea, Ricci Valentina, Sante Nino Tullio.
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