domenica 9 agosto 2009

E la chiamavano libertà

Freedom House nella relazione 2009 che analizza la libertà di stampa in 195 paesi, retrocede l'Italia per la prima volta da paese "libero" a paese "parzialmente libero": è l'unico caso nell'Europa occidentale.

Libertà di stampa e di parola sono, in Italia, costituzionalmente garantite (art.21), ma in realtà limitate dalle nuove leggi di Governo, dalle minacce dell'estrema destra, da quelle perpetuate per mano della criminalità organizzata, ma soprattutto dall'enorme concentrazione dei mezzi di informazione nelle mani di un privato.

Ed è proprio contro il magnate Silvio Berlusconi che l'organizzazione punta il dito. Fortemente criticata è stata la legge Gasparri del 2004 per aver introdotto norme a favore dell'attuale capo del Governo consentendogli di mantenere il controllo sul mercato dei mezzi di comunicazione privati. Durante il suo primo governo il Presidente del Consiglio ha controllato il 90% delle trasmissioni del Paese.

è con l'elezione di Prodi nel 2006, che l'interferenza del Governo nei confronti dei mezzi di comunicazione diminuisce, ma gran parte del settore privato radiotelevisivo rimane nelle mani della famiglia del Cavaliere. Appartengono al premier l'87,5% delle quote di mercato.

Ora il capo del Governo ha il controllo delle tre reti pubbliche e del principale gruppo radiotelevisivo privato e ciò amplifica le ingerenze politiche nell'editoria e favorisce l'auto-censura di una parte dei giornalisti.

Neanche le cause per diffamazione intentate dai politici verso i giornalisti sono passate inossorvate all'organizzazione Freedom House.

Spiega nelle pagine de Il Paìs Antonio Tabucci che a maggio è comparso davanti al giudice per difendersi da una citazione in giudizio di Renato Schifani, presidente del Senato italiano: "Mi chiede 1.250.000 euro per un articolo apparso su L'Unità per presunti danni all'immagine". Schifani è la seconda carica dello Stato italiano, dopo il presidente della Repubblica, e non può essere processato.

"Lui gode di immunità giudiziaria perchè il Governo ha approvato una legge, il cosiddetto lodo Alfano, che impedisce di processare le quattro più alte cariche dello Stato. Ed io sono solo perchè la denuncia non coinvolge L'Unità. è stata fatta così perchè non si noti molto, perchè non si dica che è contro la Stampa, perchè si sappia il meno possibile".

Ma non solo: il settimanale privato L'Espresso è stato citato in causa da Francesco Rutelli, presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, per aver asserito che egli abbia usato un viaggio ufficiale per motivi professionali. A citare Il Giornale è stato Ferdinando Adornato per un articolo che criticava l'acquisto di un appartamento presso un'agenzia del Governo come esempio di eccessivi privilegi politici.

Ancora: censura da parte della Commissione di Vigilanza della Rai contro il programma Annozero, sospensione del vignettista satirico Vauro, obbligo per Santoro, conduttore del programma sopra citato, di trasmettere una puntata riparatrice.

L' imbavagliamento dei giornalisti non finisce certo qui: è di pochi giorni fa la conferenza stampa in cui Silvio Berlusconi ha parlato anche di Rai.



"State bene? Che aria si respira in Rai con i direttori che ho fatto io?" ha esordito il premier, riferendosi alle recenti nomine Rai, dove ai posti di responsabilità sono stati messi uomini molto vicini alla maggioranza di Governo.

Sono poi partite le critiche verso il Tg3. Alla domanda posta da una giornalista ha così risposto: "Lei appartine ad una testata che ieri ha fatto quattro titoli tutti negativi e di contrasto all'attività di governo. Credo che sia una cosa che non dobbiamo più sopportare: che la Rai, la nostra televisione pubblica sia l'unica televisione al mondo che, con i soldi di tutti, attacchi il Governo. Siamo maggioranza, non vogliamo fare ciò che l'altra maggioranza di sinistra ha fatto in passato, quando la Rai ha continuato ad attaccare l'opposizione". Ha aggiunto: "Quindi non è ero che c'è la libertà di stampa o di televisione e che compito dei media è quello di attaccare chi governa ... " E l'affondo finale: "Il mandato che io vorrei che la nostra televisione pubblica avesse, e che è il mandato che corrisponde (ho sondaggi a riguardo) alla volontà degli italiani che pagano la Rai con i soldi di tutti, è che la Rai faccia veramente il suo servizio pubblico e che non attacchi nè Governo né opposizione".

Anestetici per il servizio pubblico, bavagli per i giornalisti.

Fonti: Corriere della Sera, Reporters sans frontières, Freedom House, Bolpress, El Paìs.